LA FILOSOFIA PRODUTTIVA

Un leggendario passato, un presente sostenibile
Le colline adiacenti alla settecentesca residenza padronale sono disegnate oggi dai vigneti, alcuni personalizzati con geometrici rombi, altri disposti a cerchio secondo l’andamento del terreno. Ogni vigneto un nome, ogni vigneto un vitigno, quello più idoneo ai suoli. I vitigni sono i classici autoctoni e quelli venuti di lontano, che qui hanno trovato una zona vocata.

Il vigneto che non si vede
La vera personalità della Tenuta Santa Caterina affonda nelle radici. Il terreno è stato vivisezionato per individuare le caratteristiche originarie dei suoli. Affascinante è stato ritrovare il substrato di origine marina, le conchiglie, testimonianza di un paesaggio di acque salate, dove oggi si affacciano le opere dell’uomo.
La scoperta dell’identità dei suoli ha guidato le nostre scelte di vitigni, di portainnesti, dei cloni più adatti per ogni varietà, siano quelle autoctone (Barbera, Freisa, Grignolino), sia quelle venute da lontano (Chardonnay e Sauvignon Blanc), sia quelle “rubate” ai paesaggi vicini, quasi per sfida (Nebbiolo).

La natura è vincente
La sfida più grande è stata la scelta della strada più difficile, ma la più giusta. La sfida dell’ecosostenibilità, la rinuncia alla facile protezione della chimica, per creare un’alleanza stretta con la natura. Così negli impianti a guyot o a cordone speronato è stata creata una simbiosi tra i ceppi e le radici con consorzi biologici, capaci di stabilire il giusto equilibrio tra suolo e vegetazione. La ricerca della naturalità e della salubrità delle uve è stato il principio ispiratore di tutto il lavoro in vigna da trasferire in cantina.

Vendemmia antica
L’autunno in Monferrato è un momento magico. I grappoli turgidi sono pronti per la vendemmia: tutta eseguita a mano in piccole cassette, nel momento in cui c’è perfetto equilibrio di maturazione, dopo che nel corso dei mesi, giorno per giorno, non sono mai mancate cure e attenzioni.

La metamorfosi dell’uva
Mentre le colline cambiano di colore e diventano paesaggio impressionista, le uve entrano nel luogo in cui avverrà la loro trasformazione. Il testimone viene raccolto dall’enologo, che per lunghi mesi ha guardato l’evolversi del frutto di cui lui dovrà interpretare la personalità e trarne forma nuova, farne vino, che sia quello che la filosofia e la ricerca di qualità di Tenuta Santa Caterina esigono. L’artefice dell’ultimo atto si chiama Mario Ronco, a lui spetta di fare la sintesi di quello che il gruppo di lavoro, Guido e Giulia in primis, vuole: vini con un’identità precisa, espressione del territorio, mirati all’eccellenza. Così si sceglie il tonneau invece della barrique, la botte grande come un tempo, o l’acciaio di ultima generazione per la vinificazione e gli affinamenti.

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In bottiglia i cru
Nascono dai singoli vigneti, con le uve tenute separate, i rossi tipici (le Barbere, il Grignolino, la Freisa), gli affascinanti bianchi, le sfide per il futuro. Si compie il ciclo, dalla primavera, dalla prima lacrima della vite all’ultima spremitura soffice. Poi sarà l’inverno e il lento fluire del tempo. Perchè il vino è attesa.